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Storia di una chiesa di campagna

Mi presento: sono Francesco Tonzo pensionato di 70 anni, nato e residente a Dinami (VV) piccolo centro alle pendici delle “Serre Calabresi” nella valle del fiume Marepotamo, zona antica e deprivata culturalmente. Anche se non ho studiato, l’arte, la cultura e la fede mi affascinano e sono da sempre la mia passione: ho visitato Musei, Mostre e Monumenti in molte città d’Italia; ho conosciuto insigni e valenti Maestri d’Arte: Annigoni, Guttuso; Treccani; Casorati, De Chirico, Fiume, Manzù ecc… e tutti mi hanno incoraggiato e aiutato offrendomi disegni, oli e della grafica per l’Opera di cui vi parlerò. Nella vita per raggiungere uno scopo prefisso, per realizzare un ideale, occorre essere paziente, costante e volenteroso, e queste qualità credo di possederle. L’impresa? Piccola, ma significativa. Sentite! Premesso che nella località “San Francesco”, lungo la valle del fiume Marepotamo, a cinque Km dal centro abitato di Dinami, nei pressi dell’antica “Soreto”, paesino istrutto dai Saraceni in epoca remota, sorgono tutt’oggi i “ruderi” di un antico monastero francescano, la cui costruzione risale al 1940; considerato che i “ruderi” erano avvolti da un intrico di rovi, dove corvi e gazze costruivano il loro nido; preso atto che moli abitanti nonché le Autorità Civili e Religiose del luogo sono sempre state sensibili ad iniziative di salvataggio dei “Beni Culturali”, che, come sappiamo, sono tesori trasmessici nel tempo; nell’ottobre del 1976, da solo, armato di coraggio e buona volontà, sorretto dalla speranza e dalla fede che sono le virtù dei forti, facendo mio il motto dello Alfieri “volli, sempre volli, fortissimamente volli!”, con solo quattro operai, iniziai il delicato ed importante lavoro di scavo, pur bersagliato da critiche demolitrici e pungenti da parte dei passanti che credevano assurda e folle l’opera intrapresa, ma io, forte del monito di Dante “non ti curar di loro ma guarda e passa!”, sopportavo ogni cosa. Effettuati i primi scavi, a tre metri di profondità, vennero alla luce i resti dell’antica basilica di stile gotico-romano della quale avanzano le due absidi laterali intatte con arco a tutto sesto e quella centrale con arco pure a tutto sesto ma priva di cupola, le cui componenti sono state ritrovate e per le quali si spera, se ci sarà l’aiuto richiesto, in una loro futura ricomposizione. È stato rinvenuto anche un rosone scolpito in pietra raffigurante un liocorno (animale favoloso con corpo da cavallo, cosa di leone, barba di capra e un lungo corno) con stemma nobiliare che si trova al centro della cupola dell’abside centrale, sorretto da otto archi di crociera. Gli scavi hanno dato alla luce pietre lavorate con somma maestria: capitelli, architravi, stipiti, colonne, cose tutte che sono lì e che ci parlano dei tempi e degli uomini che furono. Secondo gli studiosi si tratta di un antico monastero costruito dal beato Francesco Marino di Zumpano (CS), frate agostiniano che, aiutato dal conte di Arena Conclubeth, nel 1490 iniziò la costruzione. Nel 1505 l’opera era quasi ultimata, ma il nuovo conte Gianfrancesco, figlio del precedente, lo tolse agli agostiniani per darlo ai minimi di San Francesco di Paola. Questi lo tennero fino al 1560, data in cui lo abbandonarono per trasferirsi a Borrello (oggi Laureana di Borrello – RC) e il conte di Arena lo affidò ai convittuali di San Francesco di Assisi. Ma torniamo a noi. A questo punto i curiosi cominciarono a mostrare interesse, venivano sul posto sorpresi ed aiutavano. In questo clima di ardente fervore per l’ansia dei reperti venuti alla luce, pensai di scrivere allo scultore Fracasso di Vicenza per fargli scolpire in pietra “San Gottardo” la statua di San Francesco alta mt 1,80 che tuttora è collocata su di una colonna vicino ai ruderi e che domina sovrana l’antico scenario. Tutte le spese dei lavori ammontarono a circa tre milioni e tale somma fu raccolta tra i devoti. Il primo maggio del 1977 la nuova statua fu benedetta dal vescovo di Mileto alla presenza di una folla incredibile e imponente. Dopo questo lavoro archeologico che non è stato ancora ultimato per mancanza di fondi, nonostante i miei continui e accorati appelli a tutte le autorità ad ogni livello, rimasti, purtroppo, “voci che gridano ne deserto” di biblica memoria, sia per concludere l’opera intrapresa, sia per assecondare i desideri del popolo, per realizzare una mia profonda ispirazione di fede e devozione al Santo di cui porto il nome, pensai di costruire una nuova chiesa a San Francesco per festeggiarlo ogni anno, come avviene tuttora, con la partecipazione di molti devoti d’ogni dove. Narrare le vicende e le peripezie occorse per realizzare l’opera è davvero impresa ardua e difficile e l’economia dello spazio non me lo consente e mi propongo di farlo in altra sede, come ardentemente spero se mi verrete incontro nella richiesta che penso utile e interessante. I denigratori e i maldicenti mi hanno perseguitato, ma la mia costante pazienza, la mia volontà adamantina, ma, soprattutto, la Divina Provvidenza hanno finalmente trionfato. Fiducioso dell’aiuto Divino che non abbandona mai nessuno, scrissi al noto pittore Salvatore Fiume, il quale mi redasse il progetto e il plastico gratuitamente, e il tutto fu inviato al Genio Civile di Catanzaro per l’approvazione. Nel 1980 iniziai la struttura di cemento armato, senza neppure un soldo, ma man mano che i lavori andavano avanti la Provvidenza dal cielo mi raggiungeva. Ho scritto centinaia di lettere bussando porte a nome di San Francesco e non rimanevo deluso: uomini generosi, commercianti dell’edilizia mi offrivano cemento, ferro, travertino, mattoni, legname, ecc… ma non nascondo, e di questo proprio non mi vergogno, che ho dovuto chiedere l’elemosina direi in tutta Italia per riuscire nell’intento. A tanta gente mi sono rivolto per l’aiuto, dieci anni di umiliazione, di frustrazione e qui, con Dante posso dire “come sa di sale lo pane altrui e come è duro calle lo scendere e lo salir l’altrui scale…”. Nel 1984 la chiesa è stata portata a termine; sono rimaste da affrescare le pareti interne perché non hanno ancora trovato un bravo e generoso pittore che lo faccia gratuitamente. Gli affreschi me li avevo promessi Fiume, il noto e valente artista, ma la promessa è sfumata. Sempre nel 1984 è stata modellata la statua di San Francesco dallo scultore Rosito di Fiuggi e benedetta da Sua Santità Giovanni Paolo II in occasione della sua visita pastorale in Calabria. Questa in rapida sintesi la dolorosa, appassionata storia, tutta ricca di umanità e dove in ogni fatto traspare la Divina Provvidenza che governa saggiamente tutte le cose secondo i suoi disegni, ed è una storia, a mio avviso, degna di essere diffusa in tutta Italia, soprattutto oggi che dominano indisturbati l’odio, la violenza e la sopraffazione e i valori morali in crisi. Pensate a certe trasmissioni si odio e di immoralità che ci vengono continuamente propinate, mentre si da poco spazio a trasmissioni culturali, dove ci sono nobili sentimenti di fede, di fratellanza e di amore. Se vogliamo costruire un mondo migliore, ognuno di noi deve mettere il proprio “mattone”. 

Francesco Tonzo

I Conclubeth Signori di Arena

ASCESA E DECADENZA DI UN GRANDE CASATO

 

La storia della Contea di Arena, e di tutti quei centri abitati come Dinami, Soreto e Stilo che di essa fecero parte, è strettamente legata all'ascesa e al declino della famiglia Conclubeth. Questa storia ha inizio intorno all'anno 1000 quando un nobile cavaliere inglese (Evangolo Conclubeth) partì con sei navi dalla sua piovosa isola alla volta della ridente e solare città di Napoli. Il meridione d'Italia e la Calabria in particolare, si trovavano allora in un periodo storico che vedeva ancora forti i legami con il mondo greco-bizantino soprattutto per via degli insediamenti dei monaci basiliani attorno ai quali andarono formandosi piccoli villaggi di cui rimane traccia soprattutto nella toponomastica di chiara origine greca. Dall'altra parte il meridione era oggetto di continui attacchi da parte di genti di religione islamica, i Saraceni, che terrorizzavano letteralmente gli abitanti delle zone costiere con le loro continue incursioni che si concretizzavano in feroci razzie e in continui saccheggi e che mettevano in costante pericolo l'identità cristiano-bizantino della nostra terra. A partire dalla fine del primo millennio l'Italia Meridionale divenne però il teatro dell'audace opera di conquista dei Normanni, valoroso popolo di guerrieri originari delle fredde terre di Scandinavia, estremi difensori della cristianità contro l'espansionismo islamico. Costoro penetrarono anche nella nostra Calabria creando come loro capitale la città di Mileto. In breve tempo Mileto, sotto la guida del Gran Conte Ruggero divenne uno dei centri urbani più importanti dell'Italia Meridionale, e vide crescere, intorno alla figura carismatica del Conte, una raffinata e cosmopolita corte. Di questa situazione politica seppero approfittare i Conclubeth. Infatti il Gran Conte Ruggero amava le donne e frequenti erano le sue relazioni extraconiugali, tra queste, molto importante, fu quella con una donna di casa Con-clubeth che si chiamava Mabilia. Dalla loro unione nacque un bambino, che in onore del padre, venne chiamato Ruggero e che fu il primo Conte di Arena. Già attorno al 1190 la famiglia Conclubeth figura tra le più importanti del mezzogiorno d'Italia, durante quasi sette secoli di storia i suoi domini si estesero per periodi di tempo più o meno lunghi oltre che alle terre di Arena e Soreto, anche a quelle di Stilo, Palmi, Seminara, Mileto, Carità, Corigliano, Francica, Aieta, Brahalla e San Donato in terra d'Otranto. Ruggero Conte di Arena, cominciò subito una politica di ripopolamento del suo feudo che era scarsamente abitato, e così la sua zona preappenninica che va da Borello a Soriano vide il formarsi di nuovi centri abitati e il consolidarsi di altri che, come Dinami, Soriano, Gerocarne, Ciano e Arena, erano precedenti all'arrivo dei Normanni. I Conclubeth costruirono nel corso del tempo un importante castello di cui poderosi resti dominano ancora oggi l'abitato di Arena e soprattutto diedero vita ad un feudo dove nonostante la grande disparità economica tra le varie classi sociali l'economia era fiorente e la cultura prospera. I signori di Arena seppero nei secoli successivi mantenere pur con momenti di estrema difficoltà il loro feudo nonostante non vi fossero più al potere, nel meridione d'Italia, i Normanni ma via via gli Svevi, gli Angioini e gli Aragonesi. La Contea di Arena raggiunse il suo massimo splendore nel 1416 sotto il Conte Nicolo Conclubeth, allorquando caddero sotto il suo dominio la Contea di Mileto e la Contea di Stilo quest'ultima con l'approvazione del Vaticano che su di essa vantava dei diritti. Dopo aver toccato il culmine della loro potenza cominciò per il Conclubeth la lenta ma inesorabile decadenza frutto di errori politici e crisi economiche. Nel 1540 i Signori d'Arena dovettero vendere agli Arduino, per 21.200 ducati, Soreto e Casali. La plurisecolare unione delle terre di Arena con le terre di Soreto e Dinami era ormai irrimediabilmente perduta, mentre le terre di Stilo re-starono sotto il dominio della famiglia fino all'estensione del casato dei Marchesi di Arena, i Conclubeth resistettero ai potere per altri 138 anni dalla divisione del loro feudo fino al 1678 quando, dopo l'assassinio di Andrea (Marchese di Arena) avvenuto a Napoli del 1675, si spense all'età di 14 anni suo figlio Riccardo (unico erede di casa Conclubeth). Aveva così fine la storia dì questo illustre casato che per quasi sette secoli seppe governare con fermezza e saggezza un territorio molto vasto lasciando una traccia indelebile nella storia di questa nostra, amata terra.

Paolo Marabello